Interviste

DAVID MURRAY: La miccia esplosiva delle radici per un jazz attento al proprio tempo

Parlando dell’impegno, della spiritualità e dell’energia che notoriamente infondi nella tua musica è cambiato qualcosa in termini di suono e scrittura? Il mio approccio varia costantemente per accordarsi ai tempi che viviamo. Quando le mode e le tendenze cambiano non ho altra scelta che quella di permettere alla mia scrittura e al mio suono di tenersi aggiornati agli eventi sociali che possono illuminare o inibire le nostre vite. La mia musica deve cercare sempre di riflettere certi avvenimenti e cambiamenti nel miglior modo possibile. Quando in Giappone sorge il problema di un reattore nucleare i suo effetti e pericoli ricadono anche sulla fascia costiera californiana. I buoni musicisti sono - e devono essere...

Nicola Conte: Dalla Puglia al Brasile passando per le intricate vie del Jazz

di Maurizio Spennato   Nicola Conte, dj, chitarrista, compositore, arrangiatore, produttore. Come si è evoluta la tua carriera di “manipolatore di suoni”, come scrive Nicola Gaeta sulle note di presentazione del CD “Free Souls”, nei circa 15 anni che vanno dalla prima esperienza del Fez Club al Blue Note… La mia attività è in costante evoluzione… in tutti questi anni, alla fine di ogni progetto, sentivo la necessità di ampliare le mie possibilità espressive attraverso tutti gli strumenti che erano a mia disposizione. E’ chiaro che questa necessità era strettamente collegata ai contenuti artistici che desideravo offrire. Ho quindi realizzato album basati sul tipo di lavoro da DJ focalizzando e specializzandomi nell’uso di computer, tastiere...

Charles Lloyd: La musica come elemento di energia e seme di libertà

di Olindo Fortino   Precedendo di alcuni anni Miles Davis e i Weather Report tu e il tuo favoloso quartetto composto da Keith Jarrett, Cecil McBee e Jack DeJohnette siete stati i primi a suonare nei templi e nelle grandi arene del pop-rock, vendendo milioni di copie dei vostri dischi e condividendo il palco con artisti e gruppi amatissimi dai giovani quali Jimi Hendrix, Janis Joplin , i Byrds e i Grateful Dead. Quali ricordi hai degli stimoli e delle sfide legate a quell'irripetibile epoca? Dopo i primi tempi passati con Chico Hamilton e Cannonball Adderley riuscii ad emergere a San Francisco suonando spesso dal vivo al Jazz Workshop e al El Matador. Nel 1966,...

Hamid Drake: L’umanità combinata al ritmo, nel jazz e oltre l’improvvisazione

di Olindo Fortino   Come e quando hai iniziato a suonare la batteria e le percussioni? Ho iniziato a suonare la batteria quando frequentavo le scuole elementari. Salii sul palco con la banda scolastica all'età di nove anni. In verità desideravo suonare il trombone ma il ruolo era già occupato e non ce n'era un altro disponibile, per cui ho dovuto suonare, o meglio, condividere il rullante e la gran cassa dell'orchestra con un altro studente. All'epoca vivevo con la mia famiglia nell'area suburbana di Chicago. Prima avevo suonato i bongo nel coro musicale della chiesa. Tutti gli altri strumenti percussivi sono giunti in seguito, a partire dagli ultimi anni dell'adolescenza. Chi sono stati i principali...

Oscar Montalbano: lo zingaro napoletano

di Olindo Fortino   Presente al festival con due diversi progetti, è uno dei massimi rappresentanti italiani del genere manouche. Tutto ha inizio con Django Reinhardt, ma ora le cose sono cambiate… come ci racconta lui stesso. Qual è la tua storia musicale, il percorso che ti ha portato ad essere uno dei protagonisti della musica manouche in Italia? Il percorso è stato quasi un percorso spontaneo: non ho cercato mai di forzare la mano verso quelle che sono state delle tendenze o delle mode. Ho cominciato con la chitarra classica, poi ho cominciato a suonare rock con i primi gruppi: avevo 15-16 anni. Poi c’è stato l’incontro con il jazz, soprattutto il jazz di stampo...

Intervista a Francesco Nastro

di Olindo Fortino   Classe 1967 e originario di Castellammare di Stabia, Francesco Nastro e’ riuscito a confermarsi come una delle voci piu’ originali del piano jazz nazionale e internazionale, nonche’ come l’esponente di maggior spicco della nuova generazione di pianisti della scena campana e partenopea.        Francesco, quali circostanze ti hanno condotto a diventare pianista? Come ti sei formato sullo strumento? Che diventassi musicista era inevitabile. Nella mia famiglia quando si riunivano si ballava, si cantava e si suonava sempre dopo cena, per cui se non sapevi fare una di quelle cose ti annoiavi. Per la mia formazione sullo strumento ho frequentato i normali corsi accademici, mentre tutti gli altri generi li ho...