Alessandro Tedesco: Un argonauta che disegna traiettorie musicali nel tempo

Alessandro Tedesco: Un argonauta che disegna traiettorie musicali nel tempo

di Angelo Sciaudone

 

Il giovane musicista di Benevento sarà presente con il suo quartetto all’edizione 2014 del Teano Jazz Festival. Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata a 360° sulla sua musica, partendo dalle sue ultime incisioni discografiche.

Comincerei dal tuo ultimo lavoro discografico “Big Band Vol.1”; un lavoro completamente differente da “Harmozein”, uscito ormai più di un anno fa. Mi interesserebbe conoscere il percorso che ti ha portato ad un progetto che vede protagonista una big band.

La realizzazione di un disco per big band era presente nella mia mente da tanto tempo; si trattava solo di trovare il tempo materiale per scriverlo, ma soprattutto per registrarlo, visto che mettere insieme tante persone è veramente complicato. Alla fine ho dovuto optare per le cosiddette sovra incisioni, che fanno un po’ perdere il senso dell’interplay. In questo modo però si riescono a risolvere altre problematiche di insieme e di pronuncia che richiederebbero tante prove, non sempre realizzabili, soprattutto se non c’è una produzione abbastanza forte alle spalle.

“Big Band Vol. 1” è un disco che racchiude un po’ tutto il percorso didattico dei vari studi di composizione che ho fatto nel corso degli anni, e di varie esperienze che ho avuto all’interno di big band; direi quasi un sorta di saggio. Ovviamente ci sarà un volume due, ma non anticipo altro!

Il concerto che presenterai al Teano Jazz Festival 2014, si avvicina alle atmosfere del disco “Harmozein”? Dobbiamo aspettarci una buona dose di sperimentazione, condivisa con gli altri componenti del tuo gruppo?

Sostanzialmente presenterò “Harmozein”, disco che tra le altre cose ha ricevuto un discreto successo, ed è stato anche scelto ed inserito dalla rivista Jazzit, all’interno dei migliori 100 album jazz del 2013, cosa che ovviamente mi fa molto piacere.

In questo album c’è di tutto, ed anche una giusta dose di sperimentazione. Inoltre, eseguiremo in anteprima anche alcuni brani che inciderò a breve per il mio prossimo disco, non molto lontano dalle atmosfere di quelli precedenti, che vedrà la luce nel 2015.

Come ti avvicini all’iter compositivo? Utilizzi il tuo strumento per comporre oppure utilizzi il pianoforte? E poi condivi le tue idee compositive con i tuoi più stretti collaboratori? Penso a Giovanni Francesca, oppure a Stefano Costanzo, ottimi musicisti, ma al contempo prolifici compositori.

Capita che a volte mi vengano fuori delle buone melodie con il trombone, o dei riff, sui quali poi successivamente costruisco l’intero brano.

Nella maggior parte dei casi mi siedo al piano e inizio a comporre partendo da piccole idee. Anche se utilizzo molto il mio strumento per le composizioni, per le armonie non posso fare a meno del piano. Di solito ho già in mente, in maniera chiara, tutta la struttura del brano: infatti scrivo quasi tutto, dal riff di basso e chitarra, alla linea di batteria, nei minimi dettagli. Capita però che lasci fare ai miei musicisti, anche per capire come sfruttare al meglio le potenzialità di ogni singolo strumento. Da compositore si ha sempre la curiosità nei riguardi di tutti gli strumenti, e la voglia di capirne bene la corretta scrittura.

Cosa ti ha portato a scegliere il trombone per esprimerti musicalmente?

La scelta del trombone è avvenuta quasi per caso: avevo solo 11 anni, e come tanti altri ragazzini non conoscevo il trombone. L’unico strumento a fiato che avevo visto fino ad allora era il sax; fu quello, quindi, il primo strumento che scelsi quando mi fu proposto di suonarne uno. Il caso volle che il professore di musica, che suonava la tromba, e stava reclutando giovani strumentisti per costituire una banda, sostenne che io ero predisposto più per il trombone che per il sax; forse più semplicemente era a corto di tromboni! Detto fatto; mi ritrovai a suonare il trombone, e dopo solo un mese già suonavo in banda una decina di marcette, e da lì eccoci arrivati ad oggi.

Nella tua carriera hai collaborato con tanti musicisti, suonando in tantissime formazioni. Quali sono stati i musicisti che ti hanno lasciato un segno?

Sono stato fortunatissimo, ho collaborato con tantissimi musicisti, alcuni dei quali miei idoli adolescenziali, come Bob Mintzer, Archie Shepp, Roscoe Mitchell, e tanti altri anche italiani. Tutti mi hanno lasciato qualcosa di positivo; suonare con questi mostri sacri è davvero un’esperienza soprannaturale, ti senti talmente piccolo e insignificante al loro cospetto che se non fosse per la loro grandezza assoluta, che sta anche e soprattutto nel fatto di essere umili e farti sentire a proprio agio, diventerebbe veramente difficile far uscire anche una sola nota dallo strumento.

Cosa pensi della scena musicale italiana attuale. Sei stimolato da quello che accade nel nostro paese?

Credo che ci siano bravi musicisti in Italia, è pur sempre la patria del bel canto. Ultimamente però, il nostro paese non sta godendo di grandi riconoscimenti, e questo direi in nessun campo.

Secondo me, ci dovrebbe essere un ricambio generazionale, con una maggiore apertura verso altri paesi e altre culture, e non guardare solo alla patria del jazz.

Io faccio parte di quella schiera di giovani, non più giovanissimi, che suonano da anni, ma senza aver preso posto nelle posizioni d’élite delle classifiche, e quindi, senza essere entrati nelle grazie dei committenti musicali. Cartelloni e programmi di festival e concerti ogni anno uguali all’anno precedente, ci lasciano in un limbo; siamo una specie di “esodati” della musica.

Una curiosità: la musica popolare ha mai influenzato il tuo modo di suonare e di comporre?

Probabilmente si, ne sono stato influenzato; soprattutto la musica popolare intesa come tradizionale campana. E ciò può venire fuori, a volte. Anche se con il mio modo di scrivere credo che questa influenza resti abbastanza celata dietro le quinte.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

I miei progetti futuri li ho già svelati precedentemente: oltre ad un prossimo disco sulla scia dei precedenti, che ripeto uscirà nel 2015, sto lavorando ad altri progetti: uno in trio, ed un altro con una formazione combo.

Ovviamente ci sarà il volume due di “Big Band”. Inoltre, da gennaio 2015, sarò impegnato in un po’ di concerti in giro per l’Italia e anche all’estero. Tutti i dettagli saranno pubblicati sul mio sito www.alessandrotedesco.com.