Nicola Conte: Dalla Puglia al Brasile passando per le intricate vie del Jazz

Nicola Conte: Dalla Puglia al Brasile passando per le intricate vie del Jazz

di Maurizio Spennato

 

Nicola Conte, dj, chitarrista, compositore, arrangiatore, produttore. Come si è evoluta la tua carriera di “manipolatore di suoni”, come scrive Nicola Gaeta sulle note di presentazione del CD “Free Souls”, nei circa 15 anni che vanno dalla prima esperienza del Fez Club al Blue Note…
La mia attività è in costante evoluzione… in tutti questi anni, alla fine di ogni progetto, sentivo la necessità di ampliare le mie possibilità espressive attraverso tutti gli strumenti che erano a mia disposizione. E’ chiaro che questa necessità era strettamente collegata ai contenuti artistici che desideravo offrire. Ho quindi realizzato album basati sul tipo di lavoro da DJ focalizzando e specializzandomi nell’uso di computer, tastiere elettroniche, campionatori; quando poi ho sentito la necessità di passare ad una dimensione più acustica, più suonata, mi sono impegnato per approfondire e studiare quello che mi era necessario per realizzare il lavoro come desideravo, nel modo migliore. Tutto questo insieme di esperienze mi ha formato, ha realizzato un unicum che “sono io”, ha dato una forma alla mia personalità artistica. Ovviamente la mia creatività si orientava di volta in volta in base alla direzione e alle finalità che volevo dare alla mia musica.

Nella tua musica emerge prepotentemente la passione per la bossa nova, proprio uno dei primi esempi di contaminazione, di commistione, che si è manifestato negli anni ’60 tra il jazz americano e il samba brasiliano, in un connubio tra anime bianche e anime nere, proprio nel momento di maggiore espressività e diffusione della musica jazz, grazie anche all’evoluzione dei mezzi di diffusione musicale…
Da quando mi sono appassionato al jazz, l’ho fatto con un approccio nero-africano, senza alcun pregiudizio riguardo alle possibili forme di contaminazione; il fatto poi di essere anche un DJ mi ha fatto ovviamente sviluppare una particolare sensibilità per quello che gli americani chiamano “groove”, e questo fa una certa differenza con un’altra cultura, un approccio al jazz di tipo europeo dagli anni ’70 in poi, con una visione più rivolta all’improvvisazione pura, tendenzialmente scollegata dalla ritmica di origine nero-americana. Io ho preferito seguire le scuole afro-cubane, brasiliane, africane, indiane, ho indagato sul misticismo arabo… E poi, naturalmente, per me sono state molto importanti le contaminazioni con le correnti afro-americane del soul, del funk, prima ancora del blues, più recentemente dell’hip hop, della musica elettronica… il jazz è una forma musicale che offre molta libertà, ciascuno si può esprimere la propria interpretazione e la propria cifra stilistica. In quello che faccio, ci sono cambiamenti continui, così in quest’ultimo disco, “Free Souls”, ho ritenuto di mettere maggiormente in evidenza le caratteristiche del soul. Si tratta di musica che ascolto da sempre, da sempre m’interessa ogni genere di musica, da Coltrane a  Marvin Gaye, dalla musica brasiliana a Ravi Shankar…

La Puglia, un po’ in generale, rappresenta una fucina di talenti in campo musicale e più in particolare nell’ambito della musica jazz…
Fortunatamente, specie negli ultimi anni, la Puglia ha investito molto nella cultura, creando un sistema che ha fortemente favorito la nascita di nuove formazioni musicali e lo sviluppo di nuovi talenti… alcuni già si formavano in precedenza, ai tempi del mio Fez Club a Bari. Penso che dappertutto ci siano buoni talenti, il problema è che, con la caduta del mercato discografico, con la crisi economica e ancor più culturale, per artisti che fanno vera ricerca e sperimentazione, è diventato difficile potersi esprimere. Spesso mancano spazi, in senso lato, che diano la possibilità di presentare progetti, pubblicare dischi, naturalmente anche di venderli; è necessario che ci sia un mercato che permetta di vivere di arte piuttosto che lasciare soffocare iniziative e talenti anche importanti…

Il Nicola Conte produttore e “talent scout” ha tra le sue caratteristiche quella di portare alla ribalta del pubblico italiano personaggi italiani e stranieri di grande valore, molto conosciuti all’estero e spesso poco in Italia. In considerazione della quantità e della qualità del lavoro svolto, in effetti tu stesso sembri essere  meglio apprezzato all’estero e ancora piuttosto sottovalutato in Italia. Com’è possibile questo…
Francamente non ho una risposta a questa domanda… posso pensare che la mia musica sia più di respiro internazionale e che forse, per questo, assecondi più facilmente il gusto dei mercati stranieri; ma forse è anche vero che operiamo in uno scenario asfittico, l’Italia in questo momento ha fior di musicisti, ma non è abbastanza ricettiva e non si presentano proposte abbastanza interessanti, il sistema sembra bloccato, molto è dovuto anche alla capacità di investimento pubblicitario.

Il risultato, la sintesi, di tutti i tuoi diversi percorsi di ricerca, di studio e di partecipazione sembra essere la Jazz Combo, una formazione che riunisce i diversi spiriti che Nicola Conte intende coniugare nella sua musica…
La Jazz Combo deve essere intesa come un ensemble molto libera, è una continua sperimentazione, è un gruppo aperto nel quale girano spesso musicisti diversi che mi accompagnano e cambiano come si evolve la musica, sono musicisti da cui ho la fortuna di essere stimato molto e interpretano di volta in volta la musica che ho intenzione di trasmettere. E’ per questo motivo che, ultimamente, mi piace avere voci “di colore”, afroamericane o inglesi, e che ho scelto di inserire anche il basso elettrico assieme al contrabbasso, e poi mi interessa creare spazi per i giovani, oppure inserire musicisti americani come Logan Richardson e altri…

Con che spirito affronti la partecipazione del tuo gruppo al Teano Jazz Festival 2014 e cosa si aspetta un musicista come te da questo tipo di manifestazione…
Sono stato felicissimo quando mi hanno comunicato che il Festival di Teano era interessato a noi; ancora una volta approfitteremo per sperimentare qualcosa di nuovo. A proposito di nuovi talenti, suoneremo per la prima volta con Marvin Parks, un cantante americano eccezionale, fino ad oggi le voci sono sempre state femminili, dovremo cambiare un po’ il repertorio e suoneremo nuovi brani per la prima volta, sarà quindi un’esperienza nuova ed io stesso sono curioso, spero che riusciremo a trasmettere al pubblico qualcosa di profondo, che è poi il mio intento primario.

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